Maternità, gravidanza a rischio, aborto e lutto perinatale

“Il bambino comincia in noi molto prima del suo inizio. Ci sono gravidanze che durano anni di speranza, eternità di disperazione”.

Marina CvetaevaLettera all’Amazzone, 1932 (pubbl. postuma)

Aborto

Un aborto spontaneo, volontario o terapeutico rappresenta un vero e proprio trauma, sia fisico che psicologico per la donna. E’ un evento traumatico che spesso porta a conseguenze psicologiche negative come profonda tristezza, vergogna, sensi di colpa, ansia e depressione. Le persone vicine solitamente non comprendono i sentimenti che turbano la donna, spesso vengono dette frasi che feriscono maggiormente invece che aiutare. La donna si sente arrabbiata, amareggiata, il mondo esterno sembra non capire e sminuisce il suo dolore.

Anche se l’aborto avviene nelle prime settimane di gravidanza è un lutto significativo e come tale deve essere considerato. Il primo impatto con la notizia è l’incredulità: quando  il ginecologo non rileva il battito cardiaco del bambino, si tenta sempre di negare: “non è vero, provi a controllare ancora”. Emergono quasi immediatamente il senso di colpa e la vergogna per non essere state “all’altezza”, le donne spesso si chiedono: “perché le altre ci riescono ed io no?”, “cos’ho di sbagliato?”. La paura di non poter essere madre e il dolore per aver perso il proprio bimbo portano se non elaborate ad una vera e propria situazione depressiva.

Perdere un bambino desideratissimo è un lutto duro, terribile. Anche se si tratta di un aborto precoce nelle primissime settimane di gravidanza il dolore per la donna è difficile da sopportare e da elaborare da sola.

Dott.ssa Alice Baccega


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