Infanzia e pre-adolescenza

Disturbi comportamentali

Nell’epoca attuale viviamo una situazione in cui molti bambini manifestano atteggiamenti e comportamenti non idonei alla fascia d’età in cui si trovano. Manifestazioni di rabbia con morsi e aggressività ad esempio, si posso riscontrare nella fascia d’età che va dai 2 ai 3 anni. Quando questi atteggiamenti si riscontrano in bambini più grandi non sono più considerati fisiologici. Talvolta riguardano episodi isolati o delicate fasi evolutive temporanee (l’arrivo di un fratellino, il cambio di scuola, la separazione dei genitori), tuttavia, in alcuni casi, possono rappresentare il preludio a disturbi psicopatologici successivi.

Una raccomandazione che faccio spesso ai genitori è di non sottovalutare questi atteggiamenti. Cercare di capire le motivazioni che spingono un bambino a comportarsi in un determinato modo o, ad affrontare con disagio o malessere determinate situazioni, è fondamentale per individuare le strategie più efficaci per aiutarlo.

Le origini dei disturbi del comportamento possono essere di diversa natura. Per elaborare strategie di intervento efficaci, è necessaria un’attenta osservazione di questi comportamenti, così da comprenderne a fondo le cause e individuare le risorse più adatte da mettere in campo partendo dalle potenzialità del bambino.

La valutazione delle difficoltà comportamentali del bambino si articola in una serie di incontri (con i genitori, con il bambino), nella somministrazione di prove specifiche e nell’utilizzo di esperienze grafiche e analisi del comportamento non verbale del bambino. L’intervento prevede il coinvolgimento del bambino e degli adulti di riferimento (mamma e papà in primis) al fine di costruire insieme un ambiente con risorse e aiuti concreti per la famiglia.


Disturbi del sonno

I disturbi del sonno sono più frequenti di quello che si possa immaginare, dal 74simo Congresso della Società Italiana di  Pediatria (13 giugno 2018) i dati presentati sono i seguenti: il 25% dei bambini al di sotto dei 5 anni soffre di disturbi del sonno, mentre dopo i 6 anni e fino all’adolescenza la percentuale si attesta intorno al 10-12%.

Gli stati d’ansia che possono manifestarsi nel 2° anno di vita, possono provocare in molti bambini incubi e paure, sono segnali del processo di maturazione mentale e dell’immaginazione creativa del bambino. Intorno al 3° anno di età i bambini chiamano spesso i genitori dopo essere stati messi a letto o esprimono la paura del buio: è una fase normale nello sviluppo infantile e può essere legata alla consapevolezza della progressiva autonomia rispetto ai genitori.

Gli incubi frequentemente provocano il risveglio e vengono ricordati come un’esperienza intensa e reale. Spesso contengono sentimenti forti che il bambino ha dentro di sé. L’incubo, in quanto versione spaventosa del sogno, può essere un’opportunità per esprimere ed elaborare i conflitti e le angosce della vita quotidiana.

Sono frequenti nella prima infanzia e si possono acutizzare nei periodi di stress e nei passaggi evolutivi. È importante che i genitori ascoltino il racconto di un “sogno brutto” aiutando il bambino a sostenere le emozioni da esso provocate, evitando di banalizzarne il contenuto. Il terrore notturno è un’esperienza diversa dall’incubo, è un risveglio in preda al panico, accompagnato spesso da grida ed agitazione motoria, di cui il bambino in genere non ha ricordo.

Il sonnambulismo è un disturbo che riguarda prevalentemente l’età evolutiva, e si ritiene essere anche piuttosto comune: si stima che tra il 15 e il 30% dei bambini hanno sperimentato almeno una volta un episodio di sonnambulismo mentre circa il 6% presenta episodi ricorrenti. L’età di insorgenza di questo disturbo varia dai 4 ai 12 anni, e generalmente a partire dalla pubertà tende a scomparire spontaneamente. Tra i comportamenti più comuni che i bambini mettono in atto durante gli episodi rientrano: mettersi seduto sul letto, andare nel letto dei genitori o del fratellino/sorellina a dormire, accendere la luce, lavarsi, e altri ancora. Come sopra descritto il sonnambulismo è un fenomeno abbastanza frequente e spesso non deve destare preoccupazione. La richiesta ad un professionista deve essere richiesto se:

  • gli episodi hanno una frequenza maggiore di 2 volte la settimana,
  • se durante la notte è presente più di un episodio o comunque avvengono non necessariamente entro 1-2 ore dall’addormentamento (in questo caso deve essere effettuata una diagnosi differenziale con episodi di natura epilettica),
  • il bambino compie azioni pericolose (sale/scende le scale) o presenta episodi di sonnambulismo “agitato”,
  • se il bambino, oltre al sonnambulismo, presenta anche enuresi (pipì a letto) o risulta essere particolarmente ansioso, è bene chiedere una consulenza psicologica al fine di valutare eventuali problematiche emotive sottostanti il disturbo.
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